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Da Ruatta: una sosta da consigliare agli amici

Silvana Delfuoco | 20-05-2019

Nel verde del Canavese, piatti della tradizione piemontese e italiana

La sala ristorante del Ruatta (tel. 011 924 7860) piacerebbe certo a Guido Gozzano – siamo pur sempre nel verde Canavese, a San Maurizio Canavese - Caselle in via Devietti Goggia 80 – così in contrasto, con i suoi confortevoli arredi d’antan e i tavoli apparecchiati con cura, con il tempo che corre frenetico lì fuori, nel vicino aeroporto di Caselle.

Ci aspetta una cucina, quella di Daniela, dove la tradizione piemontese detta la linea, non senza però qualche generosa concessione alla tradizione italiana: lo scopriamo consultando la carta, curiosamente compilata parte a stampa e parte a mano.
In sala, il controllo spetta a Walter, ora felicemente coadiuvato da una presenza femminile giovane, attenta e sorridente.
Dopo un gradevole assaggio di puntarelle olive taggiasche e parmigiano, appetizer di stagione, la cena inizia da un classico: Fantasia piemontese in un piatto. Un’esperienza davvero radiosa, dove tutto, senza eccezioni, parla di una cura estrema sia nella scelta della materia prima sia nell’individuazione delle tecniche per cucinarla: dalla punta di temperata piccantezza della salsa rossa che accompagna la tenerissima lingua alla perfetta scelta della coscia rotonda per il vitello tonnato; dall’attento dosaggio della diversa marinatura dell’uovo sodo e della cotoletta all’ottima frittata ricca di gustose erbe di primavera, fino al freschissimo tomino al verde piccante al punto giusto. 

La piacevolezza continua con l’arrivo dei primi piatti. Ottimi sia gli originali ravioli fatti a mano con ripieno di foglie di papavero, delicati e saporiti al tempo stesso, sia gli inattesi spaghetti con le vongole, piatto di pesce del giorno dalla perfetta esecuzione e dalla curatissima materia prima.
Secondo piatto “fuori regione”: un abbondante fegato alla veneziana che nulla ha da invidiare alla sapienza dei cuochi della Serenissima. Si conclude con un golosissimo Monte Bianco, ancora più apprezzabile perché tra gli ultimi della stagione.

Carta dei vini “a vista” – nello scaffale all’ingresso – da cui scegliere personalmente la propria bottiglia: numerose e buone etichette piemontesi, con qualche incursione nazionale tra veneti e trentini e qualche interessante proposta tra Borgogna e Alsazia.

Conto dal corretto rapporto qualità/prezzo e…buono anche il caffè. Si esce con tanta voglia di tornare e di raccontarlo agli amici.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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