La cucina di Enza Narcisi, con proposte liguri-piemontesi ed echi siciliani, per un'esperienza di cucina raffinata

Locanda? Direi ristorante elegante e raffinato, ma certamente eroico. Eroico perché questo delizioso locale, in realtà una villetta con ampio giardino tutt'attorno nella campagna alessandrina tra Tortona e Novi Ligure nel comune di Pozzolo Formigaro frazione Bettole (strada Barbotti), tutto penseresti possa essere fuorché un ristorante gourmet. La pianura intorno, pur tranquilla e bucolica, non sembra fatta per attirare i residenti della zona a esperienze di cucina raffinata. Ma Enza Narcisi, da cui Locanda dei Narcisi (tel. 0143 319822), ha voluto con determinazione proseguire la sua strada, dopo aver fatto da chioccia al figlio tanto bravo da approdare al Gritti di Venezia, confezionando la sua cucina ligure-piemontese piena di ricordi siciliani, con risultati altissimi. Predica nel deserto? Forse, perché le sue prelibatezze mal si conformano agli standard di una ristorazione locale che, salvo rare eccezioni, si banalizza in una standardizzazione di mediocre livello. Per fortuna, anche per il richiamo delle segnalazioni di guide gastronomiche importanti dopo che la nostra per prima ne aveva scoperto la grande potenzialità, gourmet milanesi e genovesi arrivano numerosi e altrettanti clienti stranieri, sulla strada che conduce all'Outlet di Serravalle Scrivia, sostano con grande godimento alla tavola di Enza e ritornano.

Grande cucina, quella di Enza, che poggia su territorialità (pollo alla Marengo, originalissimo piatto tipico dell’alessandrino, agnolotti al tocco ne sono un esempio) su innovazione (abbiamo mangiato plin di fagianella con castagne e funghi porcini deliziosi) sull'eccellenza delle materie prime (gamberi rossi di Santa Margherita, baccalà norvegese, uova di famiglia sono delle esemplificazioni) e su una tecnica di elevata qualità. Praticamente abbiamo descritto i piatti che hanno deliziato la nostra sosta, ma non possiamo dimenticare due chicche che ci hanno mandato in estasi.
Tra gli antipasti, il flan al Plaisentif. Enza conosceva e trasformava in un piatto delizioso lo straordinario formaggio della Val Pellice, prodotto con il latte primaverile e regolamentato con un rigido disciplinare. Che bella sorpresa! Poi al momento del dessert, rinunciato alle tante proposte tutte allettanti, nel nostro pranzo famigliare di pochi intimi, abbiamo ceduto alla tentazione del panettone di Enza fatto in casa nella versione classica con uvetta e canditi e nella versione con cioccolato e albicocca. Un grande panettone artigianale, tanto buono che gli stessi milanesi ne fanno incetta ogni anno e anche noi siamo tornati a casa con il suo panettone per festeggiare Natale.

Sempre di livello la cantina che spazia dai vini locali (Gavi e Timorasso su tutti) ai vini regionali italiani e internazionali a prezzi davvero contenuti. Se non fosse per il problema eterno del servizio in sala, cruccio di Enza che è costretta a un turn over continuo con nuovo personale sempre da formare, tutto sarebbe perfetto. Ma ci si sta lavorando.

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