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La trattoria di Campagna

Paolo Massobrio | 10-01-2019

Il tempo pare essersi fermato, e l’aria profumo di cotechino e musetto, in quest'osteria che ti riconcilia con il mondo

Ci sono dei luoghi che sono un riferimento durante i viaggi nella pianura Padana. Uno di questi è il Caffè Centrale di Ospitaletto, una frazione di Marcaria, che tuttavia si divide con un altro comune, quello di Castellucchio. Io mi fermo sempre in questo caffè, dove fanno un gelato spaziale, ma anche una pralineria d’autore. Però l’altro giorno, proprio mentre Bell’Italia usciva con la mia recensione a loro dedicata, il Caffè era chiuso.

Ci siamo dati appuntamento lì con Stefano e Fabio, che è originario di questi luoghi. E la sorpresa è stata scoprire che c’è una strada, fra il caffè Centrale e la chiesa che porta nella campagna stesa, puntellata di cascine antiche, rogge, campi di meloni, di grano e quant’altro. Qualche chilometro di curve ed eccoci in un’oasi, che il navigatore non contempla: Cimbriolo. Ed è qui che troviamo l’antica Osteria di Cimbriolo (strada Gazzo, 24 - tel. 0376950251), che i proprietari hanno ingrandito, per ospitare anche comitive, volendo.

Appena entrati colpisce la selezione dei vini: da Braida, ai nomi più noti che non lasciano indifferente l’esperto. Le sale da pranzo evocano la vecchia osteria, con i tavoloni di legno illuminati dai filtri del sole che entrano dalle finestre protette dalle antine di legno. Hanno anche alcune camere, e la notte qui ha la magia del silenzio della campagna. Alle pareti una serie di stampe ricordano che l’8 luglio dell’anno 101 a.C. qui ebbe luogo una cruenta battaglia, meglio conosciuta come la battaglia del campi Raudii, che vide lo scontro fra le truppe della repubblica Romana condotte dal console Gaio Mario e le truppe germaniche dei cimbri, che soccomberono. Ben 140 mila morti e 60 mila prigionieri. Il nome Cimbriolo deriva da lì.

E sembra che il tempo si sia fermato, con la differenza che qui si respira pace. E l’aria profumo di cotechino e musetto, servito fumante con i crauti. Di antipasto ci sono i loro salumi (anche la suinicoltura ha preso piede nel tempo in queste lande) con la giardiniera e le verdure che vengono gratinate servite calde in frittate, timballi e involtini. Ma io mi sono fatto portare una tazza di sorbir d’agnoli, che poi ha sporcato con il Lambrusco. Fra i primi bisogna assaggiare i tortelli di zucca bislunghi, ma anche le tagliatelle fatte in casa e i notevoli bigoli serviti con un ragù di anatra selvatica (eccellente).

Fanno anche gli agnolotti di caprino e ortica. Fra i secondi è imperdibile la faraona disossata e ripiena accanto al coniglio arrosto, servito con purea e patate. Fra i dolci, una fragrante sbrisolona, il salame di cioccolato (rosa, fondente o bianco) e la loro interpretazione di baci di dama. C’è anche un semifreddo con uvetta e rum, il tiramisù e la crostata di ricotta e confettura. Una sosta che ti riconcilia col mondo. Bella, piacevole, gustosa. Da elevare con la scelta di una buona bottiglia.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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