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La Locanda Occitana Lou Pitavin, una sosta con il sorriso

Francesca Brugna | 17-05-2018

Una cascina restaurata con gusto con camere per pernottare e piatti curati, realizzati con materie prime locali come le celebri acciughe della Valle Maira

Collocata idealmente al centro del territorio occitano d’Italia, prima che l'Occitania si allunghi alla Francia meridionale e poi fino a Bordeaux, la Valle Maira ha conservato tipicità non solo lessicali ma strettamente culturali che ancora si riflettono negli usi quotidiani della casa, nella musica, tradizioni, in una cucina fatta di pani, tome e paste, senza tralasciare naturalmente quello che era il mercato delle acciughe più grande d'Italia, Dronero, una "via del sale" che ritorna in apertura di ogni pasto occitano.

La Val Maira con i suoi percorsi si riflette in quello scrigno inaspettato che è la parrocchiale di Elva affrescata dal fiammingo Hans Clemer, le sculture dei fratelli Zabreri, autori di tétes coupées a forma umana o di animali fantastici, le numerosissime cappelle votive che punteggiano il vallone di Marmora. E proprio a Marmora, in Borgata Finello ( tel. 0171998188), Valeria e Marco Andreis festeggiano i diciott'anni di quella che era la cascina di famiglia, la Locanda Occitana Lou Pitavin (il picchio), dal soprannome del nonno falegname.

Una ristrutturazione a dir poco filologica e il più possibile conservativa presenta la cucina, un tempo laboratorio di falegnameria del nonno, i suoi attrezzi – compreso il bancone in legno – adesso nella sala da pranzo, la stalletta dei maiali ora trasformata nel bar. Solo l'ultimo piano – il vecchio fienile – viene trasformato per creare le camere degli ospiti.
Valeria ha fatto tesoro degli anni di liceo artistico e dell'apprendistato nella bottega del padre restauratore (le deliziose decorazioni sui mobili sono opera d'équipe di padre e figlia).

Appena arrivati fermatevi nel bar per scegliere una delle tisane da accostare a una fetta di torta e darete un'occhiata ai prodotti di aziende vicine che offrono liquori, polenta e conserve. Prima di salire in camera rilassatevi nella lettura nella sala dedicata dove sfoglierete pubblicazioni sulle escursioni e l'arte della Valle e dove sbircerete la stupenda cantina che annovera chicche che vanno dal sincero Nebbiolo di Dronero a cantine italiane e straniere.
Le camere poi, uniche e originali, affacciano sul torrente e altre borgate.
Ma è la cucina uno dei loro pezzi forti: piatti eseguiti con una cura e una sapienza davvero inaspettata, gustosa, originale anche se profondamente tradizionale ed elegante. Come il preantipasto con la loro giardiniera e gli zucchini in carpione o il lardo con la focaccia fatta in casa, il cubo di asparagi, patate e Toma che è un'esplosione di delicatezza e morbidezza, le acciughe in tre modi con il burro e il pane del loro forno a legna, l'ottima trota locale in carpione.
Ai primi avrete l'imbarazzo della scelta tra gli gnocchi verdi con fonduta, la Ola di patate, porri e costine cotta tutta la notte in forno a legna, le caramelle di patate e porri di grano saraceno. Eccezionale poi il cappello del prete con purè, la noce di vitello alle erbe servita come un roast beef, i formaggi misti, i dessert come il semifreddo di fragole, il croccante alle mele renette o le tante preparazioni a base di nocciola. Una sosta che merita davvero il viaggio!

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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