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Il Belvedere di Gremiasco, luogo di resistenza gastronomica

Francesca Brugna | 19-11-2018

In un ambiente semplice e accogliente gusterete i piatti della Val Curone con contaminazioni dell'Oltrepò e delle valli vicine

Giuliano e Alberto Delucchi portano avanti con i genitori lo storico Belvedere (Via Cavalier Bonfiglio Dusio, 5 - tel. 0131 787159) di Gremiasco (Al), frontiera di cucina della Val Curone ma con ricette che toccano il vicino Oltrepò e le valli contigue.

Gremiasco, antico feudo della famiglia Malaspina, possidente anche in Lunigiana, Emilia, Lombardia offre quindi una calibrata fusione di tanti territori. Uno dei loro piatti più intriganti arriva perfino a coinvolgere Mantova, dove l'originale ricetta seicentesca della pasta alla Gonzaga (ideata dal grande cuoco di corte Bartolomeo Stefani) è qui rivisitata utilizzando le tagliatelle in luogo della pasta corta, e poi impreziosita da fonduta, carni bianche e tartufo, ingredienti che ne lasciano intatto il carattere opulento e di piatto della festa. Per questo, e non solo, il Belvedere rappresenta un'eccellenza del territorio, dove la mano in cucina, che mantiene sempre un'eleganza e una raffinatezza rara, garantisce leggerezza anche su ricette che nascono ricche e sostanziose.

In ambienti accoglienti, rilassanti e curati, abbiamo assaggiato tanti piatti conosciuti, espressione delle bontà del territorio, in abbinamento alle tante bottiglie di produttori locali. Il loro menu guidato, senza carta, prevede una ricca serie di antipasti: immancabile l'assaggio di salame crudo e coppa, impeccabile lo sformato di cardi con fonduta di Montebore e tartufo bianco, ottima la loro torta di cipolle - rielaborata partendo dalla francese soupe à l'oignon - fino ad arrivare al gustoso cotechino (locale) con crauti e alla piacevole insalata di Grana e tartufo.

A seguire abbiamo trovato perfetti sia gli gnocchi di patate e zucca con Montebore e tartufo sia i tagliolini al sugo di funghi, ricchi e profumati. Ai secondi le carni sono sempre in primo piano, questa volta con il gustoso cappello del prete con insalata e il succulento stufato di cinghiale con polenta.

Nel finale, che prevede sempre tre assaggi, abbiamo gustato la pallina di castagne con crema di cachi, bavarese crema e cioccolato e torta morbida di mandorle e limone. Si chiude con l'arancino, il liquore fatto in casa ricavato dai loro agrumi liguri. Un 'esperienza sempre riuscita, ancora più radiosa e un autentico luogo di resistenza gastronomica!!!!

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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