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La sosta radiosa a Cascina Guzzafame di Gaggiano

Paolo Massobrio | 03-10-2017

Sulla grande corte si affacciano la bottega con i prodotti aziendali, il ristoro agrituristico e il ristorante Ada e Augusto con la cucina di Takeshi Iwai che combina materie prime lombarde e nipponiche

Se Milano sta diventando una capitale del mangiar bene, Gaggiano (Mi) è una capitale in piccolo, dove la nostra guida segnala faccini radiosi e corone che, quest’anno, rappresentano una sorpresa.
Si può dire che in un paese alle porte della grande città ci sia il concentrato di tutto: tradizione (Antica Trattoria del Gallo), tradizione e innovazione (Antina Osteria Magenens), contaminazione regionale (Osteria l’E’ Maistess) e infine contaminazione internazionale (Ada e Augusto alla Cascina Guzzafame).

Ce n’è per tutti, ma questa Cascina Guzzafame (loc. Cascina Guzzafame - tel. 389 4543109 - www.cascinaguzzafame.it) è qualcosa di clamoroso nel panorama lombardo. Lo è la grande corte sulla quale si affaccia il ristoro agrituristico, la bottega coi prodotti coltivati e trasformati in azienda e infine il ristorante Ada e Augusto che prende il nome dai coniugi Ada e Augusto Monti.

Entri e hai la sorpresa di un posto raccolto, un’eleganza da casa di cascina, con le foto in bianco e nero dei fondatori in un quadretto, mattoni a vista e un ordine speciale, elegante, che ti infonde un’aria di festa, coerente con tutta l’offerta di questa cascina. Ci siamo innamorati del posto, a tal punto che dopo la nostra sosta il pensiero di quando tornare, anche solo per fare la spesa, ci ha colti più di una volta. Già la spesa, con i loro prodotti, ma anche con quelli delle cascine vicine (la birra della Morosina, i salumi della Cirenaica).

L’altra sorpresa è poi la presenza di Takeshi Iwai, un cuoco giapponese capace davvero di portarci sui lidi di un gusto nuovo. Qui la materia prima lombarda si combina con quella ipponica, ma anche le tecniche si fondono, per un risultato che è arrivato al radioso, ma in procinto di strappare la corona (prova del 9 che lasceremo al prossimo anno). Per capire la chiave di lettura di questa cucina bisogna assaggiare l’amuse bouche, che è un mondeghilo fragrante, leggero, una di quelle cose che ti portano a confondere i sensi. Ne vorresti venti con una bottiglia di bollicine dell’Oltrepò. E qui hanno la Farfalla di Ballabio, fra le etichette di una ragionata e più che ottima carta dei vini.

Il menu poi prosegue con altre sorprese, come la crema di pannocchia e caffelatte, altro piatto geniale. Oppure la cipolla ghiacciata, con shiso e storione affumicato. Altro antipasto sarà la battuta di manzo con panzanella, pistacchio e basilico, che offrirà innanzitutto freschezza. E che dire della cotoletta di ossobuco? A inizio di settembre i piatti di prima portata erano lo spaghettino freddo con pomodori verdi e burrata e i maestosi ravioli di ricotta di mandorle, gazpacho di pomodori e basilico. Straordinario il piatto anguria e anguilla, con il frutto leggermente scottato e la bontà tutta giapponese nel lavorare il pesce. Quindi il capocollo alla brace con senape e arachidi e la caponata secondo Takeshi. A sua firma anche il dolce: il mio Tiramisù. È stata un’esperienza fantastica. Credeteci!

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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