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Il paradiso di Jovencan

Paolo Massobrio | 09-01-2019

La sorpresa della Gabella, ristorante, brasserie e albergo dotato di Spa

Non ero mai arrivato a Jovencan, benché questa località poco dopo Aosta sia una meta amena, che si apre su una valle di grande respiro. Lungo il tragitto, la sopresa di trovare alcune cantine mitiche della Vallèe, a comiciare da Le Cretes di Costantino Charrère. Ora, la nostra meta è veramente un luogo inaspettato, La Gabella (44, Hameau Le Clou - tel. 0165251660) che è ristorante, brasserie, albergo dotato di una Spa davvero ampia e completa.

Un luogo conosciuto dai turisti Vallesi, che sono abituati a lasciare l’auto nell’ampio spiazzo di fronte e poi immergersi per giorni nel calore della natura e dell’ospitalità della famiglia Vierin. Prima di pranzo faccio un giro per le camere (oggi sono sei più una speciale dentro la Spa, che consente agli ospiti di avere a dispozione tutti i servizi per l’intera notte, piscina compresa).

Ogni camera è dedicata a un’erba officinale della Valle d’Aosta (bellissima quella della menta) che è anche un leit motiv della cucina. Intorno al corpo principale, dove c’è il banco bar e la brasseria luminosa con vetrate ampie sulle montagne, ci sono angoli di verde con un giardino che guarda la piscina estiva, che si collega con quella interna. La costruzione è una bella realizzazione di legno e pietra, secondo l’architettura tipica valdostana.

Il nome del locale, La Gabella, deriva dal diritto tributario sugli scambi di merce, in vigore fra Francia e Italia. Sulla prima pagina del menu, viene riportato questo spaccato di storia, che evoca la gabella del sale. La pagina sequente presenta i piatti e fra gli antipasti ecco la tatin alle erbe selvatiche con purea di rabarbaro, che è un imprinting chiaro della cucina. Davvero piacevole la carne salata con sedano e bagnacaoda e lo sformato di patate e salmone con vellutata all’aneto.

Fra i primi i ravioli di borraggine e burro ma pure un curioso risotto al basilico mantecato al tuorlo d’uovo. C’è anche una proposta di zuppe che non disdegna l’antica Favò con i cubetti di pane di segale. Ai secondi, con delle patate al forno buonissime ecco il filetto di Charolaise al fil di fieno oppure la tagliata al pesto di primule di campo (carne morbidissima, davvero succulenta).

I vini sono in prevalenza Valdostani, con etichette anche sconosciute, benché non manchi un excursus sul resto dell’Italia. Un invito per tornare, sfogliando la carta dei piatti tipici: la fondue Savoyarde o quella Valdotaine, la Bourguignonne, la Pierrade, la Raclette, fino alla polenta e alla tartiflette. A sorpresa c’è anche la bagnacaoda con l’aglio addolcito (purtroppo) nel latte. Si chiude con i dolci fatti in casa dallo chef, che propone anche un menu degustazione a 35 euro. Una gran bella sosta. Una vera sorpresa.

Il Gatti Massobrio

DI PAOLO MASSOBRIO

Il Taccuino dei Ristoranti d'Italia 2018

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