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Alfieri, l’anima “glocal” di Bra

Federica Borasio | 22-02-2017

Nel Cuneese un ristorante di nuova concezione che unisce alle materie prime locali uno spirito global

Dagli speak easy ispirati agli anni del proibizionismo all’esperienza degli eat easy, locali in cui il pasto è concepito come vero e proprio percorso sensoriale da vivere in modo informale e senza fretta, con un occhio di riguardo all’equilibrio tra il food cost (il prezzo del cibo) e il prodotto finale.


In un panorama in cui i tempi si accorciano inesorabilmente e spesso a scapito della qualità, esiste un silenzioso esercito di ristoratori che, sgomitando, si batte per difendere il mangiar bene. Come? Rispettando le materie prime, ricercando l’eccellenza e rendendo accessibile la buona cucina, tenendo i piedi saldi alla tradizione e lo sguardo orientato all’innovazione. Ed è questa la filosofia che muove Anna e Gregoire, i giovanissimi titolari (lei italiana, lui belga) dell’Alfieri (p.zza XX Settembre, 10/11 - tel. 0172055419) di Bra (CN), un luogo del gusto che definire con un solo nome è impossibile, poiché è prima di tutto un contenitore di cose non soltanto belle ma anche buone; a cominciare dall’ambiente, che sul modello dei locali nord europei si sviluppa in una bella cucina a vista con affaccio su due sale luminose in cui prevalgono il legno e l’acciaio, e dove la mise en place tradizionale è sostituita da un’apparecchiatura minimal ma d’effetto, con tavoli in pietra di lavagna e sagome di piatti e posate disegnate con il gessetto.


La cucina? Un meltin pot di proposte “glocal”, con incursioni nelle tradizioni del mondo ma realizzate a partire da materie prime il più possibile locali. Tra le portate principali, da provare il Pho, zuppa vietnamita con base di brodo speziato di manzo, noodles, verdure croccanti e lingua di vitello cotta a bassa temperatura, ma anche il richiestissimo Moules & Frites, cozze alla Marinières servite con le patatine e proposte anche in versione Thai con latte di cocco, lemongrass e peperoncino fresco; quindi il Risotto, ovvero riso carnaroli San Massimo di verdure, in brodo e in polvere e formaggio di capra; il Warming Winter Curry, curry vegano di zucca, ceci, carote, spinacino cotto nel latte di cocco e spezie e accompagnato dal ruti (pane indiano) e il golosissimo Arrocco, pane al curry, hamburger di pollo, salsa allo yogurt al jalapeno, avocado, insalata croccante di cipolla di Tropea e cavolo rosso.


Capitolo a parte meritano i Gourmet Burgers, fiore all’occhiello di questo locale, con proposte che spaziano dal Moshi Moshi Maguro, ovvero pane al vapore al the matcha con hamburger di tonno, spinacino, tsukemano (verdure in salamoia), germogli alfa-alfa, salsa wasabi e maionese allo Yuzo (limone giapponese) al Cavaliere, con pane ai semi di zucca, hamburger 180 g con cuore di salsiccia di Bra, Bra duro Dop, guanciale, pomodoro, cipolla di Tropea caramellata, senape & salsa Alfieri, mentre ai vegetariani è dedicato il Regina, golosissimo burger con pane al sesamo, falafel di ceci fatto in casa, formaggio caprino, cipolla di Tropea caramellata, spinacino, zucchine grigliate e salsa remoulade.

Si chiude con dolci che da soli varrebbero il viaggio, tra cui spiccano la tarte tatin alle mele renette con gelato al fiore di latte, il tiramisù nocciole e caffè e la Banoffee Pie, torta con biscuit belga “Speculoos”, dulce di leche, banane e panna montata.


La carta dei vini non è ampissima ma compensata da una buona proposta di birre artigianali, mentre ai curiosi consigliamo di optare per un cocktail sfizioso. Per noi Marsala Sour: secco, deciso, giusto. Una sosta che vale la pena provare.

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