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Al Cjasal siamo già nel futuro, ma qualcuno fa finta che non esistano

Paolo Massobrio | 21-03-2019

Provate a immaginare cosa vorreste, come idea, come formula, come piatti, per il vostro ristorante ideale. Mentre ci pensate io vi dico già che il sogno si chiama Al Cjasal a San Michele al Tagliamento.

Siamo al confine con il Friuli Venezia Giulia, in quella che è una calda, antica osteria della famiglia Manias. Il patron Enzo è in sala con la moglie Rosellina, ma in cucina ci sono due ragazzi straordinari: i figli Stefano che si è formato a Montescano (aveva 19 anni) quando Enrico Bartolini iniziava la sua avventura, mentre Mattia è andato nelle cucine del sommo Massimiliano Alajmo. Hanno rispettivamente 32 e 29 anni, e in questo momento il ristorante sta vivendo una delle sue espressioni più alte. Dei dolci si occupa la pasticciera Elena Falliero, per 4 anni responsabile della pasticceria della famiglia Alajmo. Ma sulla guida Michelin non c’è menzione, capite? Troppo lontano arrivare fino a qui?

Ora, appena seduti, mentre vi porgono il menu, vi sfregherete le mani perché ci sono le porzioni intere, le mezze porzioni e i cicchetti: tipo 12 euro, 8 euro e 4 euro. E ordini parecchie cose. Guardi poi la carta dei vini e non sembra vero scoprire prodotti sconosciuti e immediatamente grandi. Se vi capita chiedete il Bianco delle Venezie di Angelo Scaroni, oppure i superbi vini di Vigna del Malina. Vi arriverà un cesto di pani fragranti, di sfoglie croccanti e anche di grissini fatti in casa, con le farine del molino di Codroipo. Fanno anche una serie di impasti come il Big Cjasal con pane, latte, polpetta di manzo, pancetta croccante, cipolla e avocado, rifinita con salsa tartare. Per i formaggi la selezione è di Guffanti, per i salumi un solo nome: D’Osvaldo.

Ed ora i miei assaggi favolosi: il cannolo veneziano ripieno di baccalà mantecato, rape, cipolla e olive, ghiotto oltremisura; il coniglio allo spiedo con cialda di mais e avocado (fantastico). Da provare il raviolo di avocado con granchio bollito, salsa piccante e semi di chia. E poi il loro gratinato del giorno, fino ai Cjarsons con cavolo fiolaro, stracchino, trota affumicata, liquirizia e rosmarino.

Fra i secondi avrei voluto l’agnello alla brace, in porzione intera, con aglio nero e crema di carote al curry, lime, miele alla lavanda e cavolo fiolaro. Ma come non scegliere l’Alzavola alla brace col suo fondo e nocciola, emozionante.

Fra i dolci il cannolo di sfoglia con mela cotta e crema chantilly. Se ritornassi riproverei tutto, ma anche l’ostrica fritta con gremolada di rapa; i cappelletti di fagiano, le seppie in pentola, il risotto agli agrumi con zenzero, dentice e radice di liquirizia e le mazzancolle e calamari con riduzione di mandarino e pistacchi e latte di cocco.

Quest’anno è ad oggi la miglior sosta delle Tre Venezie: corona radiosa che si candida a diventare la miglior tavola di tutta la regione. Mi hanno commosso. Mi vien quasi da dire, con Marco Gatti, che la nostra guida è fatta proprio per valorizzare gente così: persone vere, che lavorano con prodotti autentici e che coccolano il cliente in una maniera encomiabile.

Al Cjasal
Via Nazionale, 30
San Michele al Tagliamento VE
tel. 0431 510595

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