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Marco d'Oggiono, una storia di passione

Marco Gatti | 04-10-2016

Dal prosciuttificio brianzolo dei fratelli Spreafico, salumi d'autore e un prosciutto crudo da primato


Mentre sali le scale, l'aria che profuma di buono, ti dice che quello che stai per vedere è un miracolo italiano. Ed è così. Quando arrivi in cima, ecco una sfilata di prosciutti che vivono il tempo della stagionatura, nel migliore dei modi. Accarezzati da un'aria meravigliosa, quella dolce e salubre della Brianza, che scende dal monte ricoperto di bosco alle spalle dello stabilimento. E con i giusti tempi, senza fretta.

È la storia, che sembra una favola, del prosciuttificio brianzolo Marco d'Oggiono di Oggiono (Lc). Era il 1945, appena finita la seconda Guerra Mondiale, quando i coniugi Luigi e Angela Spreafico decidevano di dedicarsi alla macellazione e lavorazione di insaccati, impegnandosi a produrre e stagionare il prosciutto crudo. Oggi, a proseguire quell'avventura sempre nel segno dell'artigianalità e della qualità, ci sono Dionigi, Agnese e Giulia, i tre figli, che in questi anni hanno portato l'azienda ad essere un punto di riferimento per chi ama i salumi d'eccellenza.

Per capire il segreto del successo di questo prosciuttificio, è sufficiente stare qualche ora in compagnia dei tre fratelli. Sufficiente guardare Dionigi mentre lavora una di quelle cosce di suino nazionale che poi diventerà prosciutto e capisci perché qui i salumi sono poesia. Lui, con gli occhi attenti che osserva, mentre le sue mani, esperte, pizzicano dolcemente, lanciano piccole porzioni di sale delle saline di Margherita di Savoia prima di massaggiare dolcemente le carni, e poi il suo entusiasmo nel raccontare il suo lavoro. Arte.

E Agnese, che affiancata da Giulia, con entusiasmo tutto brianzolo, ti contagia dicendo che la loro è realtà a conduzione famigliare, che deve il successo alle condizioni geoclimatiche ottimali, visto che lo stabilimento di produzione (in via Lazzaretto, 29 - tel. 0341576285) è situato sotto una collina che, grazie a una vegetazione lussureggiante composta da castagni e robinie, assicura un polmone d'aria pura, di cui i prosciutti godono nel periodo di stagionatura, quando sostano negli "stanzoni" dalle grandi finestre che consentono di sfruttare la ventilazione. Quasi fosse cosa da nulla, con la modestia dei grandi.

Il loro prodotto simbolo è il prosciutto crudo, privo di conservanti, dal colore rosa tenue, dolcissimo, e dal retrogusto fragrante e persistente, di eccellente digeribilità. Negli anni altri salumi si sono aggiunti, e oggi a comporre la gamma ci sono anche il prosciutto cotto, l'eccellente salame di solo coscia, con altre tipologie di salami compresi quelli da cuocere, bresaola di Chianina, pancetta, coppa, e mortadella.

L'ultima perla degli Spreafico, salumi - carpaccio, lardo e collinetta (pancetta cotta arrotolata) - caratterizzati da leggera affumicatura, che restituiscono sapori dimenticati.

Nel 1999 il prosciutto Marco d'Oggiono è stato riconosciuto come prodotto tradizionale lombardo, e a Golosaria ha ricevuto il Premio Golosario dal club di Papillon come eccellenza italiana. L'anno scorso il prosciuttificio ha tagliato il traguardo dei 70 anni. L'entusiasmo di oggi di Dionigi, Agnese e Giulia, dice che è solo stato una tappa, di un cammino che si preannuncia ancora lunghissimo. Qui c'è la forza e la grandezza del vero artigianato lombardo. Qui c'è eccellenza italiana.

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