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Luca Piantanida e la cultura del lievito madre

Arnaldo Cartotto | 16-05-2018

Passione e creatività in ogni prodotto: dal pane al panettone, dai Canestrelli di Crevacuore agli Amaretti di Coggiola, fino alla Polenta Imprigionata, un frollino di mais che si scioglie in bocca

Venticinque anni fa forse abbiamo perso un futuro dirigente di banca, ma di sicuro abbiamo recuperato un ottimo professionista dell’arte bianca. È nel 1993, infatti, che Luca Piantanida dopo una breve esperienza bancaria decide di entrare nell’azienda di famiglia, avviata dal padre nel 1962.
Sin dagli inizi ha avuto ben chiaro il percorso: figlio d’arte, ma consapevole di non sapere, incomincia con un lungo periodo di formazione alla ricerca di ricette e cenni storici sui vari prodotti, di individuazione delle migliori materie prime, a fare esperienze mettendo in discussione conoscenze e abitudini consolidate. Gira per l’Europa per apprendere nuove tecniche di lavorazione sperimentando e confrontandosi quindi a livello internazionale. Fantasia, creatività e inventiva tipicamente italiana fanno il resto e sono le vere molle che danno la spinta al miglioramento continuo e all’innovazione nei processi e nei prodotti.

Consolidata la sua professionalità, sente il bisogno di trasmettere ai più giovani la passione e la tecnica: realizza corsi di formazione e serate a tema sulla panificazione e sui prodotti dolciari, è tra i soci fondatori del Gruppo Giovani della Federazione Italiana Panificatori, diventandone poi il responsabile nazionale nel 2006. Tenta di avviare la Scuola italiana panificatori, progetto al momento non concretizzatosi, ma c’è da credere non accantonato definitivamente. Fa parte della filiera biellese Panorama del Gusto il cui scopo è quello di valorizzare, promuovere e commercializzare i prodotti del territorio dell’Oasi Zegna integrandoli nelle strategie di attrazione turistica dell’area.
Articoli sui giornali e presenze in trasmissioni televisive ne sanciscono il successo.

Ma il vero successo, che continua oggi con la collaborazione della mamma e della moglie Marina, è decretato dalla clientela, non solo locale, che apprezza i suoi molteplici prodotti, alla base dei quali c’è un fagottino che Luca mi fa vedere tenendolo amorevolmente in braccio come fosse un bambino: è il lievito madre che dal 1983 è utilizzato in azienda per tutte le produzioni, che sono cresciute nel tempo e che, oltre al pane e ai grissini stirati a mano di eccezionale leggerezza, oggi sono dei prodotti unici e originali come il Panettone Zebrato (con cioccolato bianco e fondente presenti nella stessa fetta), i Canestrelli di Crevacuore, i Cantucci della Valsessera, gli Amaretti di Coggiola, i Panfruttini (dai molteplici gusti, mela e uvetta; pera e cioccolato; marroni, fichi, noci e arancia candita, caffè e cioccolato), il Dolcebrama (ripieno di albicocche e vino Bramaterra). E infine la famosissima Polenta Imprigionata, un frollino di farina di mais che si scioglie in bocca e che ha la particolarità di essere l’unico prodotto della casa pubblicizzato sui biglietti da visita con la fotografia di tre bellissime testimonial d’eccezione: Chiara, Elisa e Giulia, cioè la terza generazione dei Piantanida.

Panificio Pasticceria Piantanida
via Garibaldi, 10
Coggiola (Bi)
tel. 015 78302
www.panificiopiantanida.it

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