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Giovane ma antico: il gin umbro di Anonima Distillazioni

Alessandro Ricci | 24-04-2019

Ha un anno di vita, ma si rifà ad un'antica tradizione. È il Gin 43°12°, come le coordinate geografiche di Gubbio, ma anche i gradi alcolici e il numero di botaniche utilizzate

Ha un anno di vita ma già si sta facendo conoscere e apprezzare in tutta Italia. Anche al recente Vinitaly, dove è stata premiata con il riconoscimento Agrifood - ilGolosario grazie al loro gin. È Anonima Distillazioni, azienda umbra di Gubbio, la cui genesi è assai curiosa. Paola Pasquarelli e Gabriele Persichetti, i titolari, dicono infatti di aver avuto l'ispirazione dall'etichetta di una bottiglia di Bombay. "Juniper from Italy", riporta la bottiglia, e in effetti moltissimi marchi di gin di tutto il mondo utilizzano ginepro italiano. Perché non provare a fare un gin umbro, si sono detti, e così, dopo aver scovato la ricetta dell'Aquamirabilis, una medicina del 1600 che veniva usata per curare dalla febbre delle Indie alle delusioni d'amore, carica di ginepro dell'appennino umbro, si sono messi all'opera.

Il risultato è il Gin 43°12° (come le coordinate geografiche di Gubbio, ma anche i gradi alcolici e il numero di botaniche utilizzate), un classico London Dry realizzato in un alambicco discontinuo in rame a fuoco diretto da 200 litri. La pregnanza delle bacche di ginepro dell'appennino umbro ne caratterizzano profumo e sapore. Poi entrano in gioco le altre botaniche: c'è la parte agrumata (bergamotto, arancia, cedro), e quella floreale/speziata (radice di Iris toscano, coriandolo, angelica, rosa, melissa, timo, garofano). Ha carattere, e persistenza, per essere bevuto liscio o utilizzato in miscelazione.

Blu Gin, invece, è un London Dry distillato in piccoli batch, dall'animo più mediterraneo e “modaiolo”. Limone, mirto, rosmarino, timo e foglie d'ulivo, a cui si aggiunge una leggera nota sapida per via dell'aggiunta del sale marino. Ma Anonima Distillazioni cura tutta una serie di prodotti da assaggiare. Molto piacevole il 253 amaro alle erbe, che prende il nome dal Sentiero 253. Un amaro moderno in controtendenza perché vestito d'amaro (evviva) e non stucchevolmente dolce come molti prodotti in circolazione. È risultato di 25 erbe, foglie, radici e fiori locali e selvatiche e 3 spezie esotiche.

Dalla tradizione dei vini ippocratici nasce invece l'Ippocrasso, che di fatto ha tutte le caratteristiche per essere un vermouth (a cominciare dalla presenza caratterizzante dell'artemisia), anche se all'assaggio rimane più vinoso (anche per via del vino rosso utilizzato come base). Di tradizione italica l'ACA, l'Aperitivo Corroborante Aromatico, riuscito mix di agrumi ed erbe (da provare nello Spritz) e il Bitter Vigoroso Aromatico, nelle due versioni bianco e rosso

Fuori dagli schemi infine il Rum Sanmartìn picante che riprende un'antica tradizione di infusione di spezie esotiche nei distillati di canna da zucchero. Dopo una prima distillazione a bassa temperatura, le spezie e le essenze vegetali vengono lasciate in infusione per circa tre settimane. La nota predominante è il pimento di Giamaica, ma ci sono anche camomilla e arancia dolce, fava tonka e cardamomo nero, per un gusto speziato e piccante di notevole persistenza gustativa.

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DI PAOLO MASSOBRIO

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