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L'incontro con Nico Speranza e i suoi vini

Emanuela Sanavio | 21-10-2019

Rosso Marche, Io sto con i lupi, VitAlbero: le tre più interessanti scoperte

Ho conosciuto Nico Speranza a Back to the Wine a Faenza, tramite un amico comune, anche se come spesso accade con i vini noti per la spiccata personalità mi era già capitato di bere una sua bottiglia qualche mese prima restandone piacevolmente affascinata, così come sono stata felice di incontrarlo di persona in seguito. Oggi Nico lo conosco bene e mi piace definirlo il Mago Merlino del vino. La prima volta che ci siamo visti mi è sembrato una persona timida: i grandi occhi chiari, di poche parole ma disponibile a raccontarsi ed estremamente rispettoso nei confronti dei suoi colleghi viticoltori. Nico è come il buon vino, gli va lasciato del tempo e poi, senza chiedere nulla, lui si apre e si racconta rivelando aneddoti e segreti.

Quarant’anni, radici a Monsampietro Morico nel fermano dove ha fatto nascere l’azienda, cresce in Valpolicella, accanto agli Amarone di Dal Forno e Quintarelli. Finché, all’improvviso, lascia un lavoro che non lo appaga e torna a casa tra le vigne nelle Marche, sognando già i suoi vini. Riprende in mano vigneti e terreni e non ama intervenire: solo rame e zolfo e spesso solo una volta all’anno. Neppure gli va di sfogliare, anzi, più la vigna è selvaggia più lo seduce.

In cantina fa uso di poca tecnologia, limitandosi a micro-ossigenazioni e all’aggiunta di poca solforosa al momento di imbottigliare. Un vigneto di sangiovese e montepulciano circonda la sua casa e si eleva fino in cima alla collina; un altro si trova nel comune limitrofo di Montelparo dove il terreno è differente, con alcuni filari di petit verdot che usa per il suo Rosso Marche e poi cabernet sauvignon, pecorino e incrocio Bruni (verdicchio-sauvignon).

Vi voglio raccontare tre delle sue bottiglie che non avevo ancora assaggiato e che mi sono sembrate interessanti.

Da uve montepulciano raccolte in sovramaturazione produce un inedito rosato che ricorda lo Jura per l’ossidazione. Si vinifica in botte scolma, con la fioretta sopra e col vino che continua ad ossigenarsi rivelando un frutto che vorrei definire “bestiale”. Io sto con i lupi al naso ricorda anche una sensazione di torbato con forti speziature di legno, mentre in bocca regala un equilibrio morbido, tra acidità e grassezza.

VitAlbero, un blend, è l’ultimo arrivato: il traminer, vendemmiato anticipatamente, viene lasciato riposare al fresco in fruttaia sino alla vendemmia di trebbiano e pecorino. Si vinifica prima con la pigiatura di tutti e tre assieme e poi con un passaggio al torchio. Al palato irrompe con un’acidità che evolve in garbata dolcezza. Un vino che grazie ai suoi composti tiolici può tranquillamente attendere anni.

Rosso Marche è l’unico da bacca rossa; per l’80% montepulciano da vigne a 600 metri con due mesi di sosta in fruttaia e per il 20% taglio bordolese, è vinificato dopo 120 giorni di macerazione sulle bucce. Esprime classe ed eleganza in punta dei piedi, con note dolci e morbide che arrivano dopo 4 mesi di sosta in botte.

Altre etichette ormai note: Crocifisso I.G.T. Sangiovese vinificato in bianco 50% e Pecorino 50%
Vittorini Bianco I.G.T. Pecorino appassito in fruttaia, Incrocio Bruni
Deviango: Sangiovese in bianco, vendemmia precoce.

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