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Nittardi, vini che ispirano gli artisti

Marco Gatti | 24-11-2019

Dal 1981, dalla nota cantina toscana, Chianti Classico con etichette e carta seta d’autore, per un affascinante mix di vino ed arte

«Il vino è più di un prodotto agricolo. Dentro ciascuna bottiglia, nel vino stesso, assapori la terra da cui proviene, percepisci la forza di chi l’ha prodotto e la storia che lo ha plasmato. Per me, il vino è Cultura con la C maiuscola, come l’arte, la musica e la poesia». Quando Léon Femfert ha sintetizzato in queste parole la filosofia a cui si ispirano lui e la sua famiglia, nel condurre la cantina Nittardi, a Castellina in Chianti, a chi ascoltava, è sembrato che poesia e musica fossero nella magia delle diverse annate di Chianti Classico che si stavano degustando, e l’arte, nelle etichette e nella carta seta, che impreziosiscono ogni bottiglia.
È dal 1981 che Peter Femfert e Stefania Canali coinvolgono un artista di fama internazionale per creare per il Chianti Classico “Casanuova di Nittardi” l’etichetta e la carta seta che avvolge ogni bottiglia, rendendola un ambito oggetto da collezione. Un’iniziativa che nel corso degli anni ha visto coinvolte figure prestigiose come Emilio Tadini, Valerio Adami,  Friedensreich Hundertwasser, Eduardo Arroyo, Mimmo Paladino, Yoko Ono, Tomi Ungerer, Günter Grass, PierreAlechinsky,  Dario Fo, Kim Tschang Yeul, Karl Otto Götz, fino all’ultima etichetta creata dall’artista francese Alain Clément per il Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa 2013. Una collezione artistica di Nittardi, che consta ormai 66 opere originali firmate da grandi nomi dell’arte moderna e contemporanea.
Questo legame forte con la Bellezza, tuttavia, è nel Dna di questa azienda d’eccellenza toscana, se si considera che, nel dodicesimo secolo, la tenuta era innanzitutto una torretta difensiva, conosciuta come “Villa Nectar Dei”, e casa madre dei Monaci Benedettini, cui si deve l’introduzione in quei luoghi impervi della coltivazione della vite. E che nel 1549 Nittardi divenne di proprietà di Michelangelo Buonarroti, con l’artista che, mentre era a Roma per realizzare la Cappella Sistina, si fece inviare dal nipote Lionardo come “dono genuino al Papa Giulio II”, alcuni fiaschi del vino Nittardi che lui stesso produceva. Una scelta che ha valenza significativa se si considera che, essendo consuetudine donare un manufatto artistico, nella volontà di offrire il suo vino, di fatto, il genio autore di David, Mosè e Pietà, lo elevava ad una forma d’arte.
Nittardi, tuttavia, era, ed è, innanzitutto vino, e in particolare, Chianti Classico. Dal 2013 la cantina è nelle mani sapienti di Léon, primo figlio di Peter Femfert e Stefania Canali. In posizione privilegiata, tra Firenze e Siena, a 450 metri di altezza tra le morbide colline di San Donato, Castellina in Chianti e Panzano, la proprietà oggi conta 160 ettari totali di cui 32 ettari vitati suddivisi in due corpi: 15 ettari di vigneti nei pressi dell’azienda a Castellina in Chianti e 17 ettari in Maremma.
Dal 2017 – dopo tre anni di conversione – la coltivazione è certificata biologica. Questo percorso intrapreso da molto tempo è stato la naturale conseguenza di un approccio rispettoso nei confronti dell’ambiente e del territorio, volto a custodire al massimo la biodiversità.
Il vino ambasciatore della cantina è il Chianti Classico Casanuova di Nittardi, prodotto sin dal 1981 e dalla vendemmia 2012 figlio di uno dei vigneti più vocati che la proprietà ha deciso di dedicargli, l’omonima vigna di cui da allora porta il nome, Vigna Doghessa, piantata interamente a Sangiovese,  situata accanto alla cantina a 450 metri slm e dolcemente esposta a sud-est, con suoli ricchi di scisto, galestro e alberese. Tra i millesimi riassaggiati, sorprendente il Chianti Classico Casanuova di Nittardi 1997 che rivela la longevità di questo Cru, e che ha colore ancora luminoso, dalla tonalità rubino - granata, naso integro con profumi di frutta rossa, note di tamarindo, china, cioccolato, liquirizia, sentori di tabacco e spezie, sorso di notevole eleganza, tannino integrato, nota minerale e finale di lunga persistenza. Tra i più recenti, il 2007 ha carattere e suggestiva finezza, con naso che si propone floreale, con profumi di iris, note di prugna e di spezie, finale balsamico, corpo e freschezza che sostiene e rende invitante la beva. Mentre il 2017, prossimo arrivo sul mercato, è una grande promessa, grazie a colore rubino fitto, intenso, al bouquet ampio e complesso, che lo caratterizza spaziando dal giaggiolo, alla rosa, alle note fruttate di ciliegie, e di piccoli frutti, tra cui spiccano lamponi e ribes, per chiudere con fine speziatura con sentori di pepe e cannella, fino al palato, ora ancora dal tannino scalpitante e dalla sapidità in evidenza, ma che fa intuire un futuro radioso.

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