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Terlano, la cantina per cui il cielo non ha segreti

Marco Gatti | 17-05-2017

Terlaner 1991 Rarity, il vino capolavoro che sfida i più grandi bianchi del mondo

Stupirsi ancora. Dopo decenni di assaggi, trovarsi a vivere di nuovo emozioni forti e inaspettate. È la poesia di certi vini. È l’esperienza vissuta ieri al Ceresio 7, tavola delle meraviglie, oggi grazie ai fuoriclasse Edoardo Grassi, Luca Pardini, Marco Civitelli e chef Elio Sironi, indirizzo top di Milano e luminosa Corona Radiosa del GattiMassobrio.

In degustazione i sommi bianchi della Cantina Terlano. Se c’è una realtà di cui l’Italia del vino può essere orgogliosa, è questa. Smentendo il luogo comune che il vino bianco debba essere bevuto giovane, a Terlano hanno avuto la “sana follia” di accettare la sfida del tempo. «Sin dalla sua fondazione nel 1893, la nostra Cantina produce vini straordinariamente longevi e minerali che esprimono al meglio la zona di produzione e la sua grande complessità», ha detto Rudi Kofler, enologo di Terlano. «I vigneti situati ad altitudini diverse tra i 250 e i 900 metri s.l.m., le condizioni omogenee del suolo, il cono di deiezione di Terlano e le differenze di temperature tra il giorno e la notte, con accumulo di calore del porfido quarzifero e la contemporanea ventilazione contribuiscono in modo sostanziale a potenziare e rendere straordinariamente variegate le nostre uve».
Fatto sta che oggi in cantina è custodito «un vero e proprio archivio enologico – ha ricordato Klaus Gasser, direttore vendite – uno scrigno delle rarità, una sorta di “biblioteca” ricavata a 13 metri di profondità, dove riposano circa 100.000 bottiglie di tutte le annate dal 1955 ad oggi, e alcune ancora più vecchie». L’idea di conservare i diversi millesimi venne a Sebastian Stocker, ex cantiniere e figura carismatica, uno dei grandi uomini che con altri giganti come André Tchelistcheff e Giorgio Grai, hanno contribuito a scrivere la storia di questa cantina trasformandola in leggenda. Ma se il successo è arrivato per etichette diventate celebri come Chardonnay e Pinot bianco, della linea Rarità, proposti sul mercato dopo invecchiamenti decennali.

Un altro asso giocato è stato quello degli assemblaggi. Longevità, quindi, ma anche blending. Questa l’altra via percorsa in modo vincente dalla realtà cooperativa terlanese, che oggi vanta 143 soci, coltivando oltre 160 ettari di vigneti. «Il vino è come una sinfonia – ha affermato Rudy Kofler –solo quando tutti gli elementi sono perfettamente in accordo nasce un’armonia. Lo stesso avviene nell’arte del blending, quando si crea un assemblaggio di diverse varietà, di uve di vigneti e altitudini differenti».

L’espressione più alta dell’arte dell’assemblaggio è il Terlaner I Grande Cuvée, figlio di selezione accurata delle viti più storiche e di carattere situate sulle colline e nelle zone più ripide di Terlano ed elegante composizione delle tre varietà bianche tipiche ossia Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon. Il risultato è un vino di grande struttura e con un grande potenziale, estremamente minerale e longevo, espressione perfetta della verticalità e della linearità. Diverse, e, come ha da essere, specchio dell’annata di cui son figlie, ma unite da un filo rosso che le collega, ossia salinità, freschezza, tensione vibrante al palato e mineralità, le tre annate che si possono gustare, 2011, 2012 e 2013. Tris d’assi! Se Terlaner I Grande Cuvée è gioiello di caratura internazionale, è addirittura un vero capolavoro, ossia bianco di grandezza inarrivabile, Terlaner 1991 Rarity, un vino tanto grande da sembrare irreale, un fuoriclasse che a buon diritto può sedere tra i più grandi bianchi del mondo, senza aver nulla da invidiare ai più blasonati.
Assemblaggio di uve pinot bianco, chardonnay e sauvignon blanc, dopo la vendemmia è stato 12 mesi in botte grande di legno di rovere della capienza di 2.500 litri, e per i successivi 24 anni in vasche d’acciaio, con l’imbottigliamento che è avvenuto nel gennaio 2016. 

Nel bicchiere ha colore giallo paglierino brillante, naso di somma finezza e impressionante complessità, con note floreali, profumi di frutta esotica, sentori di mandorla e spezie, mentre al palato conquista per la sua freschezza vibrante, per la sua struttura, per il sorso di affascinante armonia, per il suo corpo e la sua avvincente mineralità, per la sua infinita persistenza. È uno dei più grandi vini bianchi del mondo!

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