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Resiliens, i vini del futuro

Paolo Massobrio | 07-03-2019

Una degustazione unica a un anno dal debutto

Aromera, muscaris, johanniter, sauvignon rytos, sauvignon nepis, souvignier gris, fleurtai, soreli. E ancora, prior, cabernet cortis, cabernet carbon, cabernet volos, roesler, merlos kanthus, merlot khorus, cabernet eidos. Impariamo a conoscerli e a pronunciarli, perché saranno i vitigni del futuro.
Li ho assaggiati nei blend – i primi nel bianco, i secondi nel rosso – dell'azienda agricola Le Carline, cantina veneta di Pramaggiore, in provincia di Venezia (via Carline, 24 - tel. 0421799741) e li ho trovati straordinari. Ma non per dire. Già i vini di questa cantina erano finiti nel novero dei Top Hundred, ma l’altra sera, con 11 persone, dopo aver effettuato una degustazione professionale e attenta, in solitudine, mi sono divertito a vedere che fine facevano quel bianco e quel rosso (che in verità aveva più concorrenti) alla prova del bicchiere. Ebbene il Bianco è piaciuto immediatamente e purtroppo non ne è rimasta traccia, mentre il rosso, l’ho riassaggiato 5 giorni dopo e credo che i suoi elementi di resistenza li avesse anche nei confronti di un’ossidazione che non s’è minimamente manifestata. Anzi, devo dire che dopo cinque giorni i descrittori di piccoli frutti (il ribes e il mirtillo) era ancora più croccanti ed evidenti.

Ma andiamo con ordine. Il Vino Bianco bio Resiliens era unico. Al naso senti inedite note vegetali e fumé che poi si trasformano in sottili idrocarburi. E qui senti il vino che va a prendere alimento nella profondità della terra. In bocca è molto, ma molto elegante, con una spada di acidità sostenuta e poi una continua espressione di frutta esotica che si manifesta anche in bocca. È placido, leggermente sapido, minerale, con un finale persistente che chiude che un ché di ammandorlato. Un vino ricco, grandissimo, decisamente futurista. Ha ricevuto i miei 5 *****, il massimo. E che dire del rosso, che al profumo ti regala note animali che poi si evolvono fino a diventare cioccolato bianco (avete letto bene). In bocca è pungente, scalare nella sua evoluzione che mischia la forza dell’acidità con la maturazione dei tannini. Un vino galoppante, che poi regala appunto quelle note di piccoli frutti, che 5 giorni dopo abbiamo rilevato.

Ora, viene da chiederci: si può andare oltre il biologico? La questione è interessante. Una risposta concreta arriva appunto dal progetto Resiliens che questa cantina, dalla nascita votata al biologico (certificato), ai vini senza solfiti aggiunti e vegani, sta mettendo in pratica da un paio di anni. Tutto è nato da un progetto della Regione Veneto che si prefigge di studiare il comportamento agronomico ed enologico nel territorio dei più recenti vitigni resistenti PIWI, nell’ottica di una viticoltura maggiormente sostenibile.

Si tratta di uve capaci di resistere alle avversità, ottenute dopo diversi incroci tra vitigni del Nord Europa, che hanno dimostrato le migliori caratteristiche di resistenza alle malattie fungine, e vitigni antichi presenti da sempre in Veneto, così da mantenere le caratteristiche tipiche e varietali autoctone.

Alle Carline nel 2014 hanno così messo a dimora il vigneto sperimentale e nel 2017 hanno fatto la prima vendemmia significativa. In collaborazione con Veneto Agricoltura sono state effettuate le micro-vinificazioni in purezza di tutte le varietà, per poterle iscrivere nel Registro Regionale delle varietà di uva da vino.

“Grazie alle varietà resistenti – afferma Daniele Piccinin – abbiamo creato vigneti che oltre all’alto livello qualitativo, consentono anche un’elevata sostenibilità ambientale, tema da sempre al centro della nostra missione aziendale. Questi vitigni infatti sono resistenti principalmente alla peronospora e all’oidio, le due malattie della vite più temute dai viticoltori e necessitano quindi solo di pochi trattamenti”.

Resilienza. È la parola chiave dei vini che ho assaggiato, ma l'eccezionalità sta anche nel risultato ottenuto nel bicchiere...

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DI PAOLO MASSOBRIO

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