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Ottavia Giorgi di Vistarino, la regina del pinot nero

Marco Gatti | 19-03-2017

Pernice, Bertone e Tavernetto, il tris d’assi con cui la cantina di Pietra de Giorgi si candida a essere una delle realtà di spicco del mondo del vino lombardo

Verità. Coraggio. Passione. Ottavia Giorgi di Vistarino ha sorriso dolce, sguardo intelligente, carattere tenace. Erede di una famiglia il cui nome dal 1674 è legato alla Valle Scuropasso, e in particolare al comune di Rocca de Giorgi, e che da metà ottocento è legata al vino (Augusto Giorgi di Vistarino avviò in Oltrepò pavese la coltivazione del pinot noir importando direttamente dalla Francia le prime barbatelle dell’affascinante vitigno). Dal 2000 è alla guida della cantina. Non lo fa per “dovere”, per onorare la storia che lega i suoi famigliari a vigneti e vini. Ma per passione. Questa la ragione per cui l’azienda Conte Vistarino, un tempo leader nella produzione di ottimi vini sfusi, oggi, a quasi vent’anni dal suo arrivo al comando, è realtà tra le più importanti del territorio.

Oltre ottocento gli ettari, di cui più di seicento suddivisi tra boschi, prati e piante arboree da legno pregiato, e duecento destinati a vigneto. Vitigno principe, il pinot nero, presente in una decina di cloni diversi per oltre 120 ettari (il 50% di questi vigneti è rivolto alla vinificazione in bianco). Per i nuovi impianti – circa 10 ettari all’anno – la scelta va su cloni e portainnesti da caratteristiche precise, ossia bassa produzione, grappolo e acino piccolo, alto potenziale aromatico. Il lavoro in vigna avviene secondo un’agricoltura integrata, a basso impatto ambientale, con l’impiego di concimi organici, con le attività agronomiche affidate a Paolo Fiocchi e la supervisione di Beppe Caviola per la parte enologica.

Qualche anima nera, qualche settimana fa ha pensato di fermare la crescita di questa realtà, procurando dolosamente un danno da mezzo milione di euro. Errore, perché qui non solo nessuno si è perso d’animo, ma anzi, la canagliata ha dato, se possibile, ancora più vigore nel perseguire i nuovi obiettivi.

In attesa che sia pronta la nuova cantina, all’avanguardia e realizzata in modo che tutti i passaggi della lavorazione possano essere svolti al meglio, in questi giorni c'è stato l’assaggio dei “tre moschettieri” della maison, Pernice, Bertone e Tavernetto, tre grandi rossi, tutti e tre figli del pinot nero. Notevole la classe di ciascuno. Su tutti, Pernice – così chiamato per la località in cui nasce, Pernice, in Rocca dè Giorgi, cru di tre ettari di cui già nel 1961 Luigi Veronelli, in Vini d’Italia, scriveva essere terra che dà “pinot eccellente”. Questo rosso è un vero fuoriclasse, per cui sarebbe più azzeccato il nome di Aquila, visto il volo che fanno naso e palato, quando lo assaggi, con il cuore che in un attimo viaggia alto sulle vette nel cielo delle emozioni, ed è in grado di battersi senza nessun timore reverenziale con i più celebrati pinot noir di Borgogna. Rosso rubino brillante, intenso, luminoso. Al naso ha formidabile bilanciatura tra intensità ed eleganza, con profumi floreali di viola e rosa, note fruttate di lampone, ciliegia, fine speziatura, mentre in bocca è di buon corpo, piacevolmente sapido e minerale, armonico, persistente e con retrogusto di frutta e spezie. Ha “sangue blu” questo pinot nero!

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