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Oltrepò Pavese. Quando il Pinot Nero è metodo classico di razza

Il Golosario | 12-03-2018

La degustazione di Blanc de Noirs (100% pinot nero) ha confermato le grandi potenzialità di questo terroir

Struttura. Espressività. Qualità. Lo sapevamo, ne abbiamo avuto conferma: l'Oltrepò non è soltanto il più importante distretto italiano del pinot nero per i numeri, ma anche per una qualità diffusa che ormai non stupisce più. Ulteriore prova, la recente degustazione svolta dalla redazione de ilGolosario, guidata da Paolo Massobrio, che ha visto protagonisti i metodo classico Blanc de Noirs (100% pinot nero).

Complessivamente, i 14 campioni assaggiati hanno evidenziato caratteristiche chiare, precise. Nel bicchiere, abbiamo ritrovato spumanti di grande struttura, spesso sorretti da acidità sostenuta e sapidità. A colpire soprattutto, la loro espressività: il terroir emerge con chiarezza, senza alcuna omologazione. Da sottolineare anche il rapporto qualità/prezzo, spesso ottimo.

Le potenzialità dello spumante dell'Oltrepò sono davvero elevate. Abbiamo scritto dei Rosé (per leggere l'articolo clicca qui), ma è nei blanc de noirs – con l'apice delle versioni pas dosé – che si trova probabilmente la massima espressione territoriale e qualitativa che, in alcuni casi, arriva a sfidare anche gli champagne. Ma non è il caso di paragoni, né Oltralpe né con altri territori italiani. Perché l'Oltrepò è l'Oltrepò: un unicum che non tradisce. Ecco i campioni più convincenti. Ricordiamo, tutti blanc de noirs.

Partiamo dai quattro brut.
Il primo lo firma Terre d'Oltrepò, la più importante realtà vitivinicola del territorio, nata nel 2008 dall'unione delle cantine sociali di Broni e Casteggio. Lo Svic 1907 è dimostrazione della qualità diffusa già descritta: un campione equilibrato, piacevole, che evidenzia buona struttura. Paradigmatico.

Ca' Tessitori produce il LB 9, dal colore oro antico, ricco al naso di sfumature floreali e marine. All'assaggio è molto secco, e il sorso, rotondo, chiude con una nota di nocciola e un finale amarognolo. Complesso.

Il terzo è il Brut Io per Te di Prime Alture. Il livello s'innalza già dal profumo, complesso, largo, con una spiccata nota di pesca a polpa bianca. In bocca il sorso è quasi cremoso, ampio, anche se l'acidità è un cavallo imbizzarrito che fatica a farsi domare. Estroverso.

Notevole anche il brut 2009 siglato da La Costa. Intanto, ci conferma che il 2009 è una grande annata. E questa è una riuscita espressione, che al naso offre note fragranti di crosta di pane e un’ampiezza invitante. Anche questo, come altri assaggiati, champagneggia, ha sostanza e corpo e poi una pregnante acidità. Molto buono, e accattivante il suo finale sapido. Salmastro.

Veniamo ai pas dosè. La versione della cantina Conte Vistarino – Tenuta di Rocca de Giorgi colpisce fin dal colore, intenso, poi per un naso non maestoso ma dritto e convincente, che in bocca si delinea in un sorso profondamente sapido, secco, quasi duro, impreziosito da un perlage fine e persistente. Estremo.

Il Luogo d'agosto della Cantina Brandolini è un brut nature dall'unghia ramato scarico che ci ha colpito per la note floreale (viola) evidente, accompagnata da noci e un che di balsamico. Fine il perlage, piacevolissimo il sorso, diretto e strutturato, di buona persistenza e sapidità. Sorprendente.

Tra i pas dosé, merita anche il campione 2011 di Monterucco, che davvero rimanda allo Champagne nei profumi e poi col suo corpo grasso che non perde la finezza. Il naso è un trionfo di fiori bianchi, frutta gialla, crosta di pane. Distintivo.

Quasi all'apice il Pas Dosé 2014 di Torre degli Alberi, cantina bio autrice di questo metodo classico dal colore splendente e dai profumi fragranti (crosta di pane, frutta matura). E poi in bocca ancora quell'acidità e struttura che è la nota predominante dei nostri appunti. Minerale.

E veniamo al bicchiere che più ci ha colpito, e che esemplifica tutte le potenzialità dell'Oltrepò. È il Brut Nature di Monsupello. Immaginate di avere un limone candito sotto il naso, innervato da note balsamiche di rosmarino e salvia. Poi un sorso che solletica per finezza di bollicine, di grande eleganza, ma con un'acidità spiccata che tiene le papille sempre sull'attenti. È lui. Maestoso.

ilGolosario 2019

DI PAOLO MASSOBRIO

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