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La poesia di Chardonnay e Pinot Nero sul lago di Caldaro

Fabio Molinari | 22-10-2014

Il racconto dei vini della cantina Manincor

Manincor, ovvero mano sul cuore. Questo appare sullo stemma della casata che ha fondato questa azienda agricola. Quasi un presagio di quella che sarebbe stata, nel futuro, la filosofia di conduzione di queste terre. Fatta di sostenibilità ambientale, coltivazioni biologiche, rispetto delle tipicità. Raccontare i vini di questa tenuta è quasi impossibile. Per comprenderli fino in fonda bisognerebbe scendere nelle cantine di nuova costruzione, celate sotto le vigne per non rompere l'armonia del paesaggio e capace di sfruttare il calore geotermico per mantenere la temperatura costante anche nei rigidi inverni e la forza di gravità per il filtraggio dei vini. Oppure entrare nella dimora storica, edificata nel 1608 e divenuta cantina già sul finire di quel secolo.

La rivoluzione copernicana nel modo di produrre accade nel 1991 quando la guida dell'azienda viene presa dal conte  Michael Goëss-Enzenberg che smette di conferire le uve e decide di vinificare in proprio. Oggi Manincor (Caldaro - via San Giuseppe al Lago, 4 - tel. 0471960230), con i suoi 50 ettari, è il principale produttore di vino da proprie uve in Alto Adige. I vini sono 15 suddivisi in tre linee differenti: Mano che raccoglie quelli più immediati e tradizionali, Cuore che identifica la linea più complessa e strutturata e Corona che raccoglie le riserve.  Ad accomunarli la cifra stilistica che lega tutti i vini di Manincor, eleganza e pulizia, che abbiamo ritrovato in tutti i nostri assaggi. Sophie  2012 è ottenuto da uve chardonnay (93%) con una piccola aggiunta di viognier e sauvignon blanc.  Dedicato alla padrona di casa, è come una dichiarazione d'amore d'altri tempi: garbato, quasi timoroso nei suoi profumi di frutta e fiori che lasciano subito spazio alla mineralità che lo caratterizza. E' un bianco che parla d'antico, di pietra e montagne, nelle sue note minerali. Più profumato e diretto il Reserve della Contessa 2012, da uve pinot bianco, chardonnay e sauvignon blanc, ha marcati profumi di albicocca e lievemnte balsamici, la giusta sapidità in bocca che spinge a proseguire nei sorsi. Il Pinot Bianco Eichorn 2012 è ben caratterizzato, con i profumi di mela matura e miele di tiglio, buona acidità e finale persistente.

Nel versante dei rossi, si impone il Vigneti delle Dolomiti Rosso Castel Campan 2011, da uve merlot (70%) e cabernet franc (30%). Vino da lungo invecchiamento, ha profumi di frutta rossa nel pieno della sua maturazione, che lasciano poi spazio alle note più evolute di spezie e tabacco. Ha corpo, struttura e un tannino quasi aggressivo che lascia presupporre sorprese nel futuro. Così come sorprende il Pinot nero 2012 Mason perfetto esempio di come questo vitigno ha trovato nel microclima e nella composizione dei terreni intorno al Lago di Caldaro il suo habitat perfetto. Il Mason ha un bel colore rubino brillante che al naso si esprime in profumi di ribes e frutti di bosco incalzati da una piacevole speziatura. Complesso ed elegante, in bocca ha buona struttura ed equilibrio, con la finezza del tannino che lo caratterizza. Un vino capace di raccontare della viticoltura antica, sul lago di Caldaro.

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