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L'eleganza dell'Aglianico

Alessandro Ricci | 22-10-2014

A Barile, sulle pendici del Vulture, la storica cantina Basilisco

“Non esiste Barolo senza Barile”. È un detto antico, nato quando al Barolo non erano concesse le nuances scariche proprie del vitigno, e si concentrava il colore con Aglianico o Primitivo di Manduria. E Barile, 3000 abitanti, ai piedi del Monte Vulture, è uno dei paesi dell’Aglianico, con le sue cantine scavate nel tufo, il microclima particolare caratterizzate dalle forti escursioni termiche, la natura vulcanica del terreno, ricco di humus e sostanze minerali.

L'Aglianico un tempo era soprannominato il “Barolo del sud”, per via della sua grande struttura, e di tannini che necessitano il giusto tempo di invecchiamento. E un grande Aglianico è certamente quello della cantina Basilisco (via delle Cantine 20-22 - tel. 0972771033), di proprietà dei Feudi di San Gregorio. Sono due le interpretazioni, caratterizzate da una bella bevibilità e un'eleganza che non cade nella prevedibilità né nell'esibizione muscolare di alcuni aglianico troppo concentrati.

L'Aglianico Teodosio 2009 (13% - 40000 bottiglie prodotte), dopo 10-12 mesi in barrique di rovere francese di II e III passaggio, affina ulteriormente in bottiglia per 10 mesi. Rosso rubino, al naso si apre con sensazioni piacevolmente selvatiche, dettate da note erbacee predominanti, che lasciano poi spazio alla frutta (visciola, lampone) e a sentori di cuoio. In bocca, invece, predomina la frutta, nella sua integrità: una frutta ancora non in confettura, che dona al sorso grande piacevolezza, anche per i tannini non eccessivamente rustici, e una discreta persistenza.

L'Aglianico del Vulture Basilisco 2008 (13,5% - 15000 bottiglie prodotte), Top Hundred nel 2005 con l'annata 2002, affina per 12-18 mesi in barrique di rovere francese di I e II passaggio, e poi ancora per un anno in bottiglia. Rosso rubino fitto, esprime un bouquet ampio e complesso, più elegante rispetto al Teodosio: c'è la frutta (la mora, la ciliegia, la prugna), e poi in sottofondo liquirizia, polvere da sparo e note erbacee meno potenti, ma più balsamiche. Eleganza che fa il paio con il sorso, ampio e persistente. Acidità e tannini sono presenti, ma sotto controllo: si beve con grande piacere oggi, si berrà bene negli anni a venire. Ci piace, quest'interpretazione, perché non eccede in potenza, in profumi troppo evoluti di frutta in confettura, in tannini spigolosi. Con eleganza, invece, racconta il Vulture.

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