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De Faveri ovvero del Prosecco  di Conegliano

Fabio Molinari | 01-08-2019

Un tris di Valdobbiadene e un Rosè che con l’anticiclone sono ancor più desiderabili

Dici Prosecco e pensi a un territorio vasto. E allora ti focalizzi su Conegliano - Valdobbiadine e il focus si restringe fino ad individuare una quindicina di comuni.
A Vidor, uno dei Comuni della denominazione ha sede (e terreni) la famiglia De Faveri (Via G. Sartori, 21 - tel. 0423.987673).

L’azienda storica nasce qualche anno prima del successo mondiale del Prosecco, nel 1978. Così ha tempo di farsi le ossa, migliorare costantemente la produzione, dotarsi di strutture all’avanguardia. Oggi i fondatori, Lucio e Mirella De Faveri, sono affiancati in vigna e in cantina dai figli Giorgia e Giordano. La loro produzione è ricca, tutta orientata alla spumantistica. Otto i Valdobbiadene, che fin dal packaging dimostrano grandi ambizioni. 

Il Valdobbiadene Prosecco Spumante è un Prosecco da manuale: bollicina mediamente fine, spuma tenue e moderatamente persistente, al naso delicato con i classici profumi di glicine e mela e una punta quasi burrosa di nocciolina americana. In bocca fresco, classico vino da aperitivo estivo, di quello che una bottiglia passa e non te ne accorgi nemmeno. 

Il Valdobbiadene Prosecco Superiore Millesimato 2018 alza nettamente l’asticella, punta su una cremosità in bocca che altri campioni non hanno. Al naso i profumi più classici del Prosecco lasciano spazio a una nota quasi esotica così alla immancabile mela Golden si affianca il frutto della passione. In bocca chiude con una leggera nota amarognola che si fa apprezzare. Perché non provarlo con un baccalà?

Il Valdobbiadene Superiore di Cartizze è sicuramente un asso, capace di marcare la distanza, che può dimostrare quanto lontano possono arrivare i vini da uve glera. Bollicina fine, che in bocca comunica la giusta cremosità. Il sorso è piacevole, raffinato così come il naso, dove a spiccare sono i profumi floreali, glicine e biancospino con in più una nota importante di salvia ed erbe aromatiche. In bocca c’è la giusta acidità  che ne aumenta le bevibilità. De Faveri lo consiglia con i lievitati, noi lo metteremmo con l’astice. Diteci la vostra.

Menzione a parte per il Rosè: è la sua epoca e una cantina che vive di spumantistica deve averlo. Bene, quello di De Faveri è frutto di glera e raboso. Ha una bella finezza al naso come nel calice, un profumo delicato di frutti di bosco, un sorso abbastanza rotondo. Vino da pesce? Sicuramente, ma con una buona resa anche sul salame crudo. O sulla sopressa.

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DI PAOLO MASSOBRIO

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