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Alla nascita del Barbaresco

Alessandro Ricci | 22-10-2014

Abbiamo assaggiato tre cru della Cantina Sociale Produttori del Barbaresco

Ce ne fossero, di cantine sociali così. Chiedetelo a qualsiasi appassionato di vino, Barbaresco in particolare. Chiedetegli le sue cantine di riferimento. Loro, i Produttori del Barbaresco (Barbaresco - via Torino 54 - tel. 0173635139), ci saranno sempre. Perché hanno mantenuto, anno dopo anno, ben salda la filosofia produttiva, senza (in)seguire le mode del momento, proponendo agli appassionati Barbaresco classici, senza troppi muscoli, dalla giusta ruvidezza tannica, dall'eleganza mai forzata, in linea con le caratteristiche dell'annata. E poi, offrendo un prodotto dal rapporto qualità/prezzo praticamente imbattibile.

Alla storia di questa cantina sociale è legata la storia stessa del vino Barbaresco. Nel 1894Domizio Cavazza, preside della Regia Scuola Enologica di Alba e residente a Barbaresco, creò le “Cantine Sociali di Barbaresco”, riunendo nove produttori e cominciando a vinificare e denominare il vino con il nome del paese (il 1894 è dunque l'anno di nascita ufficiale del vino Barbaresco). La cantina fu in chiusa in epoca fascista, ma nel 1958, per volontà del parroco di allora, Don Fiorino, riaprì con l'attuale nome “Cantina Sociale dei Produttori del Barbaresco”.

La qualità della produzione si evidenzia a cominciare dal Barbaresco Docg, per continuare con le riserve, prodotte solamente negli anni migliori: sono nove, e corrispondono ad altrettanti cru (Asili, Muncagota, Montefico, Montestefano, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà e Rio Sordo). Abbiamo avuto l'occasione di assaggiarne tre, dell'annata 2009 (annata non semplicissima), appena uscita in commercio. Il Barbaresco Docg Riserva Pora (13333 bottiglie prodotte) si presenta di colore granato scarico, ha un naso abbastanza intenso, appoggiato più sulla frutta rossa che sulla speziatura, con note salmastre piacevoli. Un naso elegante, non potente, che si conferma in bocca, dove l'acidità è sostenuta e i tannini, considerando la giovane annata, già carezzevoli. È un barbaresco fine ed elegante.

Il Barbaresco Docg riserva Rio Sordo (13333 bottiglie prodotte), alla vista, è di color granato leggermente più accentuato. I suoi profumi, rispetto al “Pora”, sono più intensi: la ciliegia si accompagna a una leggera speziatura e a una vena minerale, con un crescendo finale balsamico che regala uno spettro piuttosto ampio. L'attacco in bocca è fresco, di pregevole struttura, con tannini ancora molto decisi (è il meno pronto tra i tre, oggi). Ritornano nel retrogusto una speziatura dolce e le note minerali, per un lungo finale appena amaricante.

L'interpretazione dei Produttori di un grande cru di Barbaresco come il Montestefano (14442 bottiglie) regala il vino più potente dei tre. Già dal colore, sempre granato, ma più profondo. Colpisce il naso, fitto, concentrato che, dopo un'iniziale fatica ad aprirsi, si accende di liquirizia, sentori minerali, nuances ematiche, con una frutta rossa che gioca a nascondino. In bocca, grande struttura, e piacevolezza, con tannini già abbastanza pronti, e un'acidità invidiabile. La speziatura è più marcata rispetto ai primi due vini, con una leggera tostatura finale che, affiancata dalla bella mineralità, regala un vino di grande persistenza e avvenire.

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