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Al barman Ugo Acampora il Premio Strega Mixology

Alessandro Ricci | 10-07-2018

Contestualmente allo Strega Letterario, si è svolta la finale dedicata ai bartender

La serata finale del Premio Strega, con il suo interminabile spoglio, è uno degli eventi che segna - da più di settant'anni - le estati culturali italiane. Gli ingredienti ci sono tutti: Mamma Rai in diretta, la passerella dei giurati, i vestiti sfarzosi, i fotografi accaldati, l'allure intellettuale, il contesto che incornicia (il Ninfeo di Villa Giulia, splendido). C'è pure la cena di gala, con i suoi assaggi e assaggini che scivolano via senza mordente, che precede il verdetto. D'altronde “Questo non è un ristorante, è un premio letterario” ricordano dal palco.

Da quest'anno, però, alla letteratura si è aggiunto anche il Premio Strega Mixology. La liaison è presto spiegata: il premio letterario è stato istituito nel 1947 da Maria Bellonci e Guido Alberti, proprietario dello storicissimo Liquore Strega,  prodotto a Benevento dal 1860 dalla distillazione di circa 70 tra erbe e spezie.

Così, mi sono trovato nella giuria dei giornalisti specializzati (eravamo in dieci) a sorseggiare i cocktail dei cinque finalisti. Con noi, la giuria tecnica - formata da Alex Frezza, Leonardo Leuci, Samuele Ambrosi e l'amministratore di Strega Alberti, Antonio Savarese.

La prima considerazione? Che Strega, liquore di carattere, se ben miscelato si può bere anche alle 17 di un afoso pomeriggio estivo. Lo ha dimostrato il cocktail vincitore, del barman Ugo Acampora, classe 1988, del Twins, cocktail, wine, coffee di Napoli. Il suo Testa Dura, composto da Liquore Strega (4,5 cl), Amaro Braulio (1,5 cl), sherbet di limoni e camomilla home made (1,5 cl), succo di limone (1,5 cl) e ginger beer (3 cl) è risultato abbastanza fresco e semplice da convincere tutti.

Per il Testa Dura – dichiara Acampora – sono partito da un concetto che mi è proprio, la testardaggine, che ho tradotto in dialetto beneventano, in 'cap e mul' ovvero 'testa d'asino' o 'testa dura'. Da qui sono passato, per associazione mentale, al classico drink Moscow Mule, per creare un drink semplice, facilmente replicabile, fresco e servito in una mug accattivante”.

In finale, ha battuto l'Ancora una volta di Jonathan Bergamasco del Caffè Imperiale di Vercelli (buono ma troppo semplice); l'Ottovolante di Gianluca Di Giorgio del Bocum Mixology di Palermo (interessante con il suo vermut infuso al pop corn); il Cosmo Stregato di Solomiya Grytsyshyn del Chorus Cafè di Roma (diretto, piacione, divertente) e Il compositore stregato di Edoardo Nervo del Les Rouges di Genova (troppo complesso per l'orario e i tempi della gara, meglio la sera). I finalisti sono stati selezionati tra più di 200 le ricette giunte da tutta Italia.

Nella serata, i bartender hanno servito i propri cocktail agli oltre mille partecipanti del Premio Strega. Che hanno apprezzato, a vedere dalle code. E chissà che Helena Janeczek, vincitrice del Premio Letterario con La ragazza con la Leica, non abbia utilizzato la bottiglia di Strega con cui è stata immortalata nelle foto per prepararsi un buon cocktail. Dopo la serata-maratona, le sarebbe stato di certo rinfrancante.

 

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