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Oltre La Macelleria: la Famiglia Sandrone

Motoko Iwasaki | 19-03-2015

Questa macelleria di Barolo (via Roma, 41) dieci anni fa non la conoscevo. Né i loro tajarin, né gli agnolotti del plin. Ma un giorno, in un agriturismo a Novello, la proprietaria mi suggerì di provarli decantandoli come “capolavori”… Carré, punta, costine, muscolo, nel loro banco frigo i tagli preparati hanno un colore rosso vivace. Una gallina ruspante, salsiccia, prosciutti, burro, piccoli pacchi di uova, un sacchetto di riso, buste di funghi secchi. I formaggi Murazzano DOP li trattano solo nella stagione in cui le pecore hanno il latte. L’olio in vendita è quello ligure di Dino Abbo. Il minimo indispensabile, ma che selezione!

Il negozietto è piccolo, ma il laboratorio adiacente è aperto al mondo e gli amici vanno e vengono. Apro la porta d’ingresso e la prima cosa che vedo sono i gioiosi baffoni di Franco, poi suo figlio Andrea e mi dico: “Vai avanti, sono lì tutte e due!”. Sporgo la testa verso il laboratorio e vedo Mariagrazia, la moglie di Franco, che sta stendendo la pasta di 35 uova. - Trrr, trrr, trrr - Martina, la figlia, sta staccando ritmicamente gli agnolotti con la rotellina. Anche stavolta rimango incantata per un attimo a guardare: in quello spazio limitato, i movimenti puntuali che fanno nascere le grandi paste langarole. Alla mia domanda sulla ricetta del ripieno Mariagrazia, elencando gli ingredienti, depone sulla mia mano già aperta un agnolotto. Lo metto in bocca crudo e lo mastico con dedizione per decifrare i gusti. “No, non basta mangiarlo crudo!” e trovo fra le mie mani, come per un gioco di prestigio, uno scodellino con gli agnolotti appena cotti. “Ecco, metti il parmigiano.”

Sanno fare qualsiasi cosa in un attimo. Non hanno segreti da tenere nascosti, ma mani da fata con le quali, in questo piccolo laboratorio, hanno impastato qualche tonnellata di farina e uova e hanno tagliato qualche milione di agnolotti. I Sandrone non hanno alti e bassi di umore, paiono sempre allegri. Qualsiasi famiglia può avere qualche preoccupazione nella vita quotidiana, ma loro non lo danno mai a vedere. Questo negozio non è soltanto un mezzo per “avere”, cioè per guadagnare il pane, ma soprattutto un posto dove “dare” qualcosa in più a chi ci viene. Quando a Barolo si organizza un evento, dove ci sia da mangiare e da divertirsi, come il pentolone della trippa o la festa del bollito, Franco Sandrone, con il suo vocione, è sempre presente e la festa, di solito, la si fa nella piazzetta davanti al negozio. Lo fanno volentieri per amore del posto e spirito d’accoglienza. Mettere i piedi lì dentro è come fare un link sul volto più vero della Langa.

Mi piace venire qui, anche semplicemente per fare due chiacchiere in piedi davanti al banco; sono così simpatici che il tempo passa e ti accorgi a un tratto che sei già lì da un’ora. Non sono io l’unica rompiscatole: la bottega è frequentata soprattutto dagli abitanti della zona, poi ci sono quelli, come noi, che vengono apposta a trovarli da lontano. Sergio Chiamparino si presenta quasi sempre senza preavviso, scambia due parole con i Sandrone, si fa preparare un vassoio di plin e se li porta a casa. Un giorno che Franco era da solo, entrò Gérard Depardieu, di passaggio a Barolo, lo vide in difficoltà e si mise ad aiutarlo a preparare gli agnolotti, poi se ne andò contento.

Chissà quanti turisti passano ogni giorno davanti alla loro porta! Molti, con una confezione di bottiglie in mano, danno un’occhiata distratta alla loro insegna con i disegni amabili di bovini, suini e degli altri animali. Guardano anche dentro e vedono la gente che sta chiacchierando allegramente. Pensano che la Langa sia da godere in modo “elegante”, tra castelli, cristalli e bottiglie d’annata, troppo educati per spingere quella porta ed entrare, purtroppo inconsapevoli che lì è la grotta dove dorme il tesoro, sempre aperta a tutti e senza bisogno di parole magiche. Una volta accompagnai un medico importante di Tokyo con sua moglie. Erano viaggiatori benestanti e disincantati che avevano girato tutto il mondo. Ma il lavoro di Mariagrazia e Martina incantò pure loro. Martina passò la sua rotellina alla signora chiedendo se volesse provare e lei cominciò a tagliare un agnolotto e un altro e un altro ancora. Ad un certo punto disse: “Ah, questa volta sì che mi diverto! Mi diverto davvero!”

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